Introduzione
alluso delle corde di budello sul liuto
Storicamente i liuti erano incordati con corde di budello, con il
risultato che il tocco e il suono erano molto diversi da quelli delle
corde di nylon oggi comunemente in uso. I liutisti desiderosi di sentire
la vera voce del loro liuto dovrebbero almeno provare le corde di budello,
e questa breve guida spiega come fare.
Il primo passo è quello di scoprire se sia possibile incordare
il nostro strumento con corde di budello alla frequenza desiderata.
Tutte le corde di budello si rompono alla stessa frequenza, per una
data lunghezza, a prescindere dal diametro, e la sola variabile è
la tensione. Questo può sembrare contro-intuitivo, ma è
un dato di fatto, e ci dà un parametro costante per calcolare
la frequenza di lavoro. Dividendo 240 (la nostra costante, appunto)
per la lunghezza vibrante della corda espressa in metri si ottiene la
frequenza massima di lavoro, espressa in Hertz. Per il budello di qualità
superiore questa costante rappresenta una stima prudente e ci lascia
un margine di sicurezza di almeno un semitono rispetto alla rottura.
Per riferimento, le frequenze piú comuni per i cantini sono:
la-440; sol#-415; sol-392; fa#-370; fa-349;
mi-329. Un liuto di 60cm di lunghezza vibrante ci dà: 240:0,60=400,
cioè un sol abbondante.
Se il risultato si presenta realistico per le nostre ambizioni dobbiamo
ora calcolare quali corde ordinare. La manifattura e la terminologia
delle moderne corde di budello non sono le stesse in uso in epoche passate,
e su quelle abbiamo ben pochi dati sicuri. Questa guida segue la terminologia
semplice e lineare usata da Mimmo Peruffo, che ha svolto una lavoro
da pioniere nella ricreazione di vari tipi di corde storiche oggi largamente
in uso presso i musicisti professionisti. Altri produttori hanno tipi
di corde e terminologie differenti, ma i principi basilari sono pochi
e non presentano problemi una volta compresi i criteri secondo cui si
scelgono le corde.
Cantini
I cantini sono le corde piú sottili e lavorano ai limiti della
loro resistenza, sono le piú suonate e richiedono la massima
robustezza allo sfilacciameno e allusura. Per questo sono sempre
di puro budello in bassa torsione, il che semplifica la nostra scelta.
Dobbiamo solo conoscere il diametro e la lunghezza che ci servono e
scegliere il tipo di finitura. Diametri e lunghezze sono discussi alla
fine di questo foglietto; per tipo di finitura si intende oliatura o
verniciatura, rettifica o semplice politura. Storicamente le corde erano
oliate e non rettificate. Le corde oliate vengono trattate con olio
alla fine della manifattura (ma la corda finita non risulta oleosa al
tatto!) e gran parte dei liutisti è convinta che suonino meglio
delle verniciate. Daltra parte le corde verniciate sono meno sensibili
ai cambiamenti climatici, che sono causa prima di instabilità
dellaccordatura, e alle reazioni chimiche causate dal sudore delle
dita del liutista anche se alcuni trovano che tendono a cigolare
un po troppo sotto i polpastrelli. Se il sudore delle dita ci
rende il metallo delle corde filate nero o verde, ci converrà
probabilmente optare per le corde verniciate, altrimenti sceglieremo
le oliate.
Come tutti i materiali naturali, il budello è soggetto a presentare
irregolarità intrinseche. Una corda finita che possieda una qualche
irregolarità nella sua lunghezza può dare problemi di
intonazione quando la tastiamo ai diversi tasti. Per evitare questo
problema esse vengono di solito rettificate meccanicamente al termine
della manifattura. Si ottiene cosí una corda senza problemi di
intonazione, grazie al diametro costante su tutta la lunghezza, ma durante
il processo di rettifica alcune fibre vengono troncate, causando un
certo indebolimento della corda stessa. Le corde non rettificate subiscono
una politura superficiale a mano, ma mantengono sempre un certo grado
di irregolarità, e potrebbero presentare problemi di intonazione
ai diversi tasti; daltra parte sono piú resistenti delle
corde rettificate e la qualità e durata del suono sono insuperate
da qualsiasi altro tipo di corda.
Registri
medi
Per i registri medi (3°- 4° coro per i liuti rinascimentali
e 3°- 5° coro per i liuti barocchi) possiamo scegliere fra una
torcitura di tipo tradizionale o tipo Venice (indicato con
una V accanto al numero di diametro). Durante la manifattura tradizionale
queste corde subiscono una torcitura maggiore dei cantini e si definiscono
perciò in alta torsione. Questo procedimento garantisce
una maggiore flessibilità, che a sua volta permette una migliore
intonazione e resa acustica: se la corda non è abbastanza flessibile,
lo spostamento laterale porta la nota a crescere di intonazione
quando tastiamo e pizzichiamo la corda. Le corde del tipo Venice
sono concepite in modo da permettere una torcitura ancora maggiore e
sono perciò piú flessibili, possiedono un suono piú
brillante di quelle in semplice alta torsione e mantengono unintonazione
migliore. Sono piú costose, ma estremamente durature e le loro
qualità superiori sono ben distinguibili a diametri da 0,80mm
in su, soprattutto nei cori tastati. Per i diametri piú sottili
e le ottave dei bassi non tastati le corde in alta torsione funzionano
egregiamente. Anche qui abbiamo la scelta fra corde oliate o verniciate;
sono sempre rettificate, per cui non cè bisogno di specificare
questo particolare.
Bassi
Qui abbiamo diverse possibilità di scelta. Su certi strumenti,
come p.es. il liuto a 6 cori, le corde tipo Venice funzionano egregiamente
anche nel grave, con un suono ben definito e un sostegno maggiore delle
semplici corde in alta torsione. Se invece ci servono note piú
gravi da lunghezze vibranti relativamente corte, avremo bisogno di corde
piú pesanti, e qui ci dobbiamo confrontare con il grosso problema
delle corde di budello. Abbiamo bisogno di bassi con un suono forte
e ben definito, ma non possiamo semplicemente continuare a aumentare
il diametro delle corde allinfinito: una corda molto spessa di
semplice budello ha un suono sordo, non è abbastanza flessibile
da mantenere lintonazione quando la tastiamo e dà inoltre
una sensazione di ingombro sotto le dita (e, fra laltro, non entrerebbe
nei fori originali dei ponticelli antichi). Presumendo che la nostra
corda possieda già il massimo grado di torsione possibile, lunica
opzione che ci rimane è quella di aumentarne il peso. Possiamo
aumentare la densità impregnando il budello naturale con polveri
metalliche (di rame nel nostro caso) prima della torcitura (corde appesantite),
o aumentare il peso avvolgendo un filo metallico intorno a unanima
di budello (corde filate). Le corde appesantite sono lequivalente
piú vicino ai bassi di colore rosso che vediamo in tanti dipinti
del 16° e 17° sec., sono di colore rosso-bruno, con una finitura
liscia e lucida, e sono sensibilmente piú sottili dei loro equivalenti
di budello naturale. Si
tastano e pizzicano agevolmente, hanno un suono pieno e definito e un
sostegno leggermente superiore alle Venice. Sono la scelta migliore
per cori non tastati, p.es. i gravi del liuto barocco. Poiché
il budello è soggetto a incorporare le polveri metalliche in
modo a volte disomogeneo, alcune corde possono soffrire di problemi
di intonazione quando vengono tastate.
Le corde filate non erano disponibili fino agli anni `60 del 17°
sec., e non cè nessuna evidenza di un loro uso diffuso
fino al 18° sec.. Storicamente, potevano essere demi-filé,
semifilate, con lo spazio fra una spira e laltra uguale al diametro
del filo metallico, o filate in modo compatto. Una corda a filatura
compatta è ovviamente piú pesante di una semifilata dello
stesso diametro e quindi migliore per i registri piú gravi e/o
le lunghezze vibranti piú corte. La filatura può essere
dargento puro, per un suono piú brillante, o di rame, per
un suono piú caldo.
Come calcolare diametri e lunghezze.
Per calcolare i diametri delle nostre corde dobbiamo conoscere la/e
lunghezza/e vibrante/i del nostro liuto, misurata dai bordi interni
di ponticello e capotasto, laccordatura (in sol, re, la, ecc.)
e la frequenza di lavoro (440, 415, ecc.). E dovremo anche tenere presente
se i cori sono singoli o doppi, con ottave o senza. Idealmente, dovremmo
anche conoscere la tensione di lavoro di ogni singola corda. Aquila
Corde Armoniche (www.aquilacorde.com) offre un calcolatore online nel
suo sito. Inserendo le nostre informazioni negli spazi appositi, il
cacolatore elaborerà i diametri che cerchiamo. I diversi tipi
di corda sono calcolati secondo il diametro equivalente in budello naturale:
a questo aggiungeremo una V per le corde Venice o una C per le appesantite.
Se non conosciamo le tensioni delle nostre corde possiamo ricavarle
dallincordatura attuale sul nostro liuto, a prescindere dal materiale,
usando lo stesso calcolatore online e le tabelle di conversione. Ai
fini di ricercare unuguale sensazione tattile conviene applicare
una leggera scalarità di tensione dal secondo al quarto coro,
e fino al quinto se non vi si utilizzano corde filate, mentre il cantino
dovrebbe avere la tensione di una corda del secondo coro aumentata allincirca
del 50%. Per i bassi filati va bene luguale tensione.
Se conosciamo già i diametri delle nostre corde di nylon ordinario
(dunque escluso il fluoro-carbonio), possiamo convertirli negli equivalenti
delle corde di budello moltiplicandoli per 0,91: p.es. una 0.50 di nylon
equivale a una 0.45 di budello. Se ignoriamo completamente i dettagli
dellincordatura attuale del nostro liuto possiamo usare alcuni
esempi di riferimento che si trovano alla fine della loro guida, tipici
per alcuni dei liuti piú comuni e per tensioni medie. In mancanza
di una possibilità di collegamento internet, un buon calcolatore
per corde è reperibile, a prezzo accettabile, presso Bernd Kürschner
(Obere Waldstrasse 20, D-65232 Taunusstein - Germania - tel. +49 6128
6910. E se ancora non riusciamo proprio a calcolare le tensioni delle
nostre corde, fornitori di corde e liutai sono di solito disponibili
a farlo per noi: serbiamo sempre queste ionformazioni nellastuccio
del nostro strumento! Per calcolare la lunghezza effettiva della corda
necessaria per montarla sul liuto, sommiamo la lunghezza vibrante della
corda, dal ponticello al capotasto, alla distanza dal capotasto al relativo
pirolo e aggiungiamo una decina di centimetri per annodare la corda
intorno al ponticello e al pirolo. La lunghezza standad di 120cm è
adeguata in quasi tutti i casi, esclusi i bordoni di arciliuti e tiorbe.
Uso e cura delle corde
Allatto di montare le corde sullo strumento bisogna evitare di
acciaccarle, piegandole nettamente ad angolo o annodandole
inavvertitamente in modo inestricabile, causando dei punti deboli che
potrebbero falsare il suono. Per il resto, essendo meno scivolose, le
corde di budello sono piú facili da fissare di quelle di nylon.
Fanno una presa migliore sul ponticello, risparmiandoci di doverle fissare
con avvolgimenti multipli, bruciare palline o fare nodi alla cima. Il
modo piú semplice di fissare le corde sottili al pirolo è
di introdurre qualche centimetro di corda nel foro, avvolgerlo un paio
di volte intorno alla parte lunga della corda, e avvolgere il tutto
sul pirolo, evitando di portare lavvolgimento a premere contro
la sponda del cavigliere per evitare possibili bloccaggi o rotture.
Le corde piú sottili dureranno un po piú a lungo
se le abbassiamo di circa un tono quando non usiamo lo strumento. Si
ristabilizzano molto rapidamente quando le riportiamo alla tensione
di lavoro. I solchi nel capotasto devono essere perfettamente lisci,
poco profondi - appena quanto basta a mantenere la corda in posizione
- e costantemente lubrificati con la mina di una matita grassa (in omaggio
a Mace), per evitare che le corde si sfilaccino nei punti di attrito.
Eventuali sfilacciature lungo la corda devono essere rimosse il piú
vicino possibile alla radice (un tagliaunghie è probabilmente
lattrezzo ideale), perché attutiscono il suono e rischiano
di continuare a sfilacciarsi fino a causare la rottura della corda.
Inoltre si deve aver cura di avvolgere meno corda possibile sul pirolo.
Per migliorare un po il suono si dovrà avere cura, dopo
aver fissato la corda al ponticello, di ritorcerla con due dita nel
senso di serrare la fibra, aumentandone cioè un po la torsione,
allatto di infilarla nel foro del pirolo. Possiamo prolungare
la vita di una corda non verniciata con una leggera passata di olio
di mandorle. Una goccia fra pollice e indice e un paio di passate lungo
la corda è sufficente: è un olio non siccativo, e loliatura
deve restare impercettibilmente sottile.
Traduzione:
Ivo Magherini